La medicina che verrà

IL MANDALA: UNA COMUNICAZIONE IN CODICE



La medicina che verrà

fobetero .it Mensile Online - Anno I - Dicembre 2010
Registrato presso il Tribunale di Roma al n. 443 del 30 dicembre 2009

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IL MANDALA: UNA COMUNICAZIONE IN CODICE

Attualmente la meditazione, un antica pratica spirituale sta riscontrando un notevole successo come strumento integrato nella clinica psicoterapica. L'obiettivo di questa pratica è quello di portare l'individuo verso sé stesso. Teorie psicologiche come il Cognitivismo si sono fuse con le tecniche di meditazione, introducendo un terzo approccio terapeutico: la Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT). La mindfulness infatti ha avuto ampio successo in alcune patologie di origine psicosomatica disturbi quali, psoriasi, i disturbi ossessivi compulsivi, disturbi alimentari e la malattia oncologica. Tra le tecniche della mindfulness la colorazione del mandala riveste un discreto interesse e successo tra le persone affette da malattia oncologica.
Il mandala appartiene a un mondo simbolico, che rappresenta due aspetti, spesso inconciliabili, della vita umana, uno materiale e l'altro spirituale. Mandala deriva dal sanscrito, e significa cerchio o centro. E' un diagramma simbolico sacro che spesso racchiude simboli geometrici o antropomorfici. In esso, la dimensione umana e quella divina trovano la loro composizione. L'uso del mandala persegue il fine di dominare il mentale. La realizzazione dell'uomo nella piena libertà è spesso ostacolata dalla presenza di pensieri negativi: paure, passioni, contraddizioni. Il tracciato del mandala può rappresentare un adeguato percorso psicologico di esplorazione interiore, la cui finalità pratica è quella di combattere e annullare tutte quelle dispersioni e ostruzioni mentali che sviano dalla ricerca dell'equilibrio e della centralità. Ad introdurre il mandala in Occidente fu Carl Gustav Jung. Per lo psicanalista svizzero, è un simbolo naturale di totalità insito nell'uomo, un archetipo che ricompare durante il processo di maturazione dell'uomo in diverse forme quali sogni, pensieri o disegni.
Il mio avvicinamento al mandala è avvenuto qualche tempo fa tramite un regalo di un album di mandala da colorare. Inizialmente sono rimasta abbastanza scettica: da cognitivista ho sempre ricavato, infatti, le mie teorie dall'evidenza scientifica. In uno dei miei viaggi formativi negli Stati Uniti ho preso parte ad un workshop sul mandala, dove ho anche visitato un laboratorio di arte-terapia presso il Lee Moffit Cancer Institute di Tampa (Florida), in cui veniva utilizzata la colorazione del mandala. Erano tutti segnali evidenti che il mio approccio terapeutico aveva bisogno di arricchirsi. Per diverso tempo mi sono dilettata a colorare e costruire mandala. Era per me un momento di piacevole distensione: lentamente notavo che dentro di me accadeva qualcosa. Ero fortemente concentrata su quanto accadeva nel mio corpo e su quali erano i pensieri che invadevano la mia mente. Riuscivo ad avere più chiaro come talvolta il mio stato fisico era influenzato dai miei pensieri. Man mano che ne scoprivo gli effetti benefici, da un punto di vista psicologico, ho voluto approfondirne le conoscenze fino a sperimentarlo in un primo tempo con le persone affette da cancro e, in una seconda fase, con le persone affette da disturbi psicologici in genere.
Il mandala, per usare alcune affermazioni dei pazienti, "mi porta a pensare su di me, facendomi scoprire delle verità mai conosciute, ma soprattutto facendomi ricordare che ho un sé". Il modello complesso nell'ambito del prendersi cura coinvolge anche l'operatore. Questi, trovandosi a lavorare con i pazienti oncologici, deve essere anzitutto spinto da una forte motivazione umanitaria. Prendersi cura dell'altro vuol dire anche entrare in contatto con le proprie emozioni e con quelle altrui. La malattia diventa un peso incommensurabile sia per la persona malata che per l'operatore: quest'ultimo si carica dell'emotività del suo paziente "portandoselo a casa", cioè mantenendolo presente anche nella relazione con i propri familiari. Il rischio del burn out è sempre presente. In questo senso, le attività diversionali proposte possono diventare di grande aiuto per "gli addetti ai lavori", per coltivare la propria spiritualità e per vivere con una giusta empatia la sofferenza dell'altro. Nel libro ho cercato dimostrare il potere di uno strumento semplice ma fortemente spirituale come mezzo di cura di una malattia cronica quale il cancro. Uno strumento che mira non a guarire la malattia, ma la persona ammalata. Mi riferisco alla tecnica della colorazione e della creazione del mandala. Nella prima parte di questo libro affronterò una sorta di viaggio per il mondo, per vedere come il mandala sia stato utilizzato praticamente fin dagli albori dell'umanità. Si potrà notare come sia largamente presente in ogni epoca della storia umana e di come abbia "viaggiato" tra etnie, culture e tradizioni differenti. Si vedrà anche come è stato utilizzato in passato e quali sono gli ambiti d'applicazione attuali. Questo libro, però, nasce dalla voglia di raccontare la mia esperienza con le persone ammalate di cancro e del loro incontro con il mandala. Per questa ragione, nella seconda parte del volume, ho deciso di inserire anzitutto una descrizione della psiconcologia, una branca complessa della psicologia che studia e affronta le problematiche psicologiche connesse alla malattia oncologica. Una disciplina che va oltre la persona afflitta dalla malattia, tenendo in grande considerazione anche il contesto, dalla famiglia all'équipe curante. Descrivo poi brevemente le caratteristiche delle persone ammalate di cancro, fermandomi sulla condizione psicologica sociale e culturale di chi viene a sapere di essere malato di cancro. Nel libro proseguo con una descrizione più approfondita del mio incontro con il mandala. Il cuore del libro è però rappresentato dall'esperienza diretta fatta nel Day Hospital di Oncologia Medica dell'Unita Operativa Complessa dell'Ospedale G. Di Maria di Avola (SR), con le persone in trattamento antineoplastico e con quelle persone che venivano raggiunti a casa dall'Associazione Mareluce Onlus perché alla fine del loro percorso di vita in quanto incurabili . Lì ho sperimentato una tecnica innovativa, che racchiude in sé aspetti introspettivi e riabilitativi. Si è trattato di un percorso dentro il mandala, che ha come fine ultimo quello di accompagnare la persona malata di cancro al raggiungimento dell'armonia e dunque alla guarigione della propria anima. La straordinarietà della colorazione del mandala consiste nel fatto che è una comunicazione in codice diretta alla parte sana di ognuno di noi, eludendo la volontà autodistruttiva del cancro: è strumento che mira non a guarire la malattia, ma la persona ammalata.

 

D.ssa Daniela Respini
Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO)
danrespini@libero.it